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20/12/2015 

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Torna a Marsala la nave romana di Marausa restaurata da una ditta monrealese

Torna a Marsala la nave romana di Marausa restaurata da una ditta monrealese Stampa

E' stata rinvenuta nei fondali di Marausa nel 1999

Dopo un lungo restauro arriva a Marsala la Nave Romana, rinvenuta nel 1999 nei fondali del lido di Marausa. Il sito di Marausa, posto tra Trapani e Marsala, fronteggia le isole Egadi e come queste si trova in  posizione geografica strategica sia dal punto di vista militare che commerciale, in quanto scalo-ponte tra la costa nord-africana e l’Italia.

Il relitto, appartenente a una nave di età tardo romana della metà del terzo secolo d.C., nascosto per diciassette secoli a pochi metri dalla spiaggia e a due metri dal livello del mare, è stato presentato al pubblico alla presenza del Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa e del Direttore del Museo Archeologico regionale Lilibeo di Marsala, Enrico Caruso.

A seguito di questo rinvenimento nel 2000 fu condotta una prima indagine archeologica durante la quale venne scavata una stretta trincea perpendicolare all’asse principale dell’imbarcazione in prossimità della sua zona mediana, e i dati ricavati hanno rivelato trattarsi di una nave oneraria lunga 16 metri circa e larga 8 metri, costruita secondo la tecnica a guscio portante. Le successive campagne di scavo e recupero del relitto si sono definitivamente concluse nel 2011 e si è quindi provveduto al trasporto dei legni presso un laboratorio specializzato dove sono state eseguite le operazioni di pulitura, debatterizzazione, impregnazione con carboidrati a catena modificata ed essiccazione a vuoto discontinuo. Gli innovativi interventi conservativi hanno restituito ai legni le caratteristiche cromatiche tipiche delle loro essenze, che sono il larice per il fasciame e il frassino per la chiglia e le ordinate.

“Il materiale ceramico proveniente dal luogo di giacitura del relitto e ad esso sicuramente appartenente - spiega Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare - si data tra la fine del III e il IV secolo d.C. e appare prevalentemente di produzione nord-africana. La nave di Marausa contribuisce ad approfondire le conoscenze sulle intense relazioni commerciali tra la Sicilia e l'Africa in epoca tardo romana, offrendo un quadro di integrazione economica soprattutto nell'ambito della produzione agricola. L'arrivo dello scafo, ottimamente trattato e restaurato dalla società Legni e Segni della Memoria di Giovanni Gallo, presso il Museo archeologico di Marsala costituisce motivo di grande soddisfazione quale ulteriore prova del minuzioso lavoro che la Soprintendenza del Mare conduce nel mare di Sicilia”.

La storia di questo relitto nel lido di Marausa inizia con la segnalazione dei subacquei Antonio Di Bono e Dario D’Amico nel 1999 e rinvenuto in prossimità della costa di fronte le isole Egadi, campo di battaglia fra le flotta romana e quella cartaginese durante la seconda guerra punica. Con molta probabilità all’approdo, nel raggiungere l’emporio di Marausa, l’imbarcazione è stata colta da un violento nubifragio e dato il notevole carico anforaceo, si è posta su un fianco ed è affondata a meno di 150 metri dalla costa.

Il relitto è stato datato alla metà del terzo secolo d.C. grazie alla correlazione fra i dati forniti dai reperti anforacei e le informazioni numismatiche forniti dalle cinque monete rinvenute, quattro in bronzo e una in argento. La Soprintendenza del Mare tra il 2000 e il 2001 ha redatto un progetto per lo scavo, recupero e trattamento conservativo del relitto di Marausa, che è stato finanziato con Fondi del Gioco Lotto 2007-2009 dall’Assessorato Beni Culturali e I.S. I lavori di scavo sono iniziati nel luglio 2010 con la ditta Atlantis di Monreale, che ha asportato la matta soprastante il relitto e buona parte del carico anforaceo e continuati, nel luglio 2011, dalla ditta “Legni & Segni della memoria” di Salerno, che ha provveduto al recupero dello scafo ed al restauro conservativo dei legni bagnati, grazie anche a un successivo finanziamento per il completamento di detti lavori. Il cantiere è stato impiantato sulla spiaggia, divenendo così un museo a cielo aperto e gli stessi cittadini di Marausa oltre a tantissimi turisti hanno potuto seguire giornalmente i lavori. L’ultimo legno del relitto è stato recuperato dal mare del lido di Marausa, il 3 ottobre 2011.

La ceramica del relitto di Marausa è costituita prevalentemente da frammenti di anfore, tra cui si distinguono le forme: Africana II C.2, Keay 25.1, Africana II D, Dressel 30, che nel loro insieme costituiscono la classe principale di materiale su cui si basa la datazione del contesto. La compresenza di anfore impeciate e non internamente indica la diversità delle derrate contenute e quindi mostra la varietà delle merci trasportate tra cui olio, conserve di pesce, vino e frutta secca.

“Dallo stesso areale del relitto – continua Tusa - provengono altri reperti archeologici subacquei di varie epoche databili a partire dall’età ellenistica in poi, che documentano in questa zona un traffico di navi assiduo e prolungato nel tempo. In particolare si evidenzia la presenza di molti frammenti di anfore greco-italiche tarde, frammenti di ceramica a vernice nera (Campana B), frammenti di anfore Dressel 1C e Dressel 2-4, numerosi frammenti di ceramica a pareti sottili databili tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., alcuni frammenti di sigillata gallica del I secolo d.C. con decorazioni figurate a rilievo. La concentrazione di materiali archeologici nell’ambito marino in questione sembra collegabile alle antiche caratteristiche della costa che in questo tratto rivela il tracciato di un paleoalveo, probabilmente del fiume Birgi, e del suo estuario un tempo navigabile. Peraltro, nelle vicinanze del relitto sono stati trovati i resti di antiche banchine portuali che attestano uno scalo fluviale in prossimità di centri costieri non ancora meglio indagati, ma comunque segnalati da materiali archeologici, rinvenuti durante ricognizioni di superficie, cronologicamente corrispondenti a quelli rinvenuti nel mare antistante. In questo tratto di mare lo stato dei fondali, la natura delle correnti ed in genere gli eventi metereologici sfavorevoli erano tali da provocare talvolta dei naufragi, tuttavia lo scalo di Marausa ha potuto garantire, fin da epoche molto antiche, il rifornimento delle navi in transito, ed è stato esso stesso un punto di arrivo e di smistamento di merci lungo le direttrici del commercio tra le sponde del Mediterraneo”.

Melinda Zacco

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