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18/12/2014 Palermo

Palermo

Palermo, operazione anticorruzione della polizia, 16 gli arrestati

Palermo, operazione anticorruzione della polizia, 16 gli arrestati Stampa

Smantella una cupola composta da dipendenti pubblici corrotti

La polizia di stato ha portato a termine, stanotte, una vasta operazione anticorruzione, denominata FINTARES, eseguendo 15 provvedimenti cautelari emessi dal GIP del Tribunale di Palermo, Angela Gerardi, nei confronti di altrettanti soggetti, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, istigazione alla corruzione, truffa e falso materiale.

L’operazione è stata condotta dagli agenti della squadra mobile palermitana, sezione “Reati in danno della Pubblica Amministrazione” ed è stata coordinata dal procuratore, Leonardo Agueci, dal procuratore aggiunto, Bernardo Petralia e dal sostituto procuratore, Daniela Varone.

Le indagini, durate oltre un anno, hanno fotografato un avvilente ed inquietante spaccato di corruzione, annidatosi all’interno dell’ufficio tributi del comune di Palermo, dove un manipolo di funzionari comunali si era stabilmente associato allo scopo di commettere una pluralità indeterminata di reati di corruzione, truffe in danno della PA, e falso.

La corruzione agiva senza freni in un settore, quello della riscossione del tributo legato allo smaltimento del rifiuto solido urbano (TARES/TARSU), in cui trucchi e scorciatoie prospettate dai funzionari corrotti ed accettate dai contribuenti, producevano per gli indagati, un minor esborso di contributi ed un indebito arricchimento; per altro verso determinavano anche, di fatto, una disparità di trattamento per la collettività, se possibile, ancor più grave e fastidiosa.

Le indagini dei poliziotti sono state attivate dalla denuncia di un cittadino palermitano che, recatosi in comune allo scopo di ottenere chiarimenti per una pratica per la quale era stato notificato un avviso di accertamento su una superficie imponibile ritenuta non corrispondente alla realtà, si era visto prospettare dal “solerte” funzionario una “via alternativa e definitiva”.

Da allora, microspie, intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti e riscontri dei poliziotti hanno registrato l’inesorabile e incessante attività corruttiva di quattro impiegati comunali, consistente nell'alterazione della posizione contributiva di numerosi contribuenti.

Elemento apicale dell’associazione per delinquere (e non solo perché esposto in prima linea nel “protocollo di lavoro” dei quattro funzionari infedeli) era Pagano, responsabile del settore contenzioso.

La cifra dovuta dal cittadino al comune di Palermo, veniva calcolata tenendo in considerazione, tra gli altri requisiti, la superficie imponibile e la destinazione d’uso dell’immobile interessato dal calcolo.

Gli associati, e Pagano in particolare, “sceglievano” i destinatari delle loro illecite richieste, tra i contribuenti dalla situazione debitoria più pesante, in genere commercialisti, tributaristi, imprenditori e comunque proprietari di grossi immobili.

Tali categorie di professionisti, oltre che per il requisito del censo, erano considerate strumento di arricchimento, perché capaci di trasferire alla banda le necessità debitorie dei loro clienti e, quindi, potenziali, ulteriori guadagni.

Il funzionario corrotto, dopo aver ricevuto nel suo ufficio l’allarmato contribuente, giunto per chiedere spiegazioni sulla cifra dovuta, passava a recitare il classico copione: dapprima prospettava il pesante quadro debitorio, quasi sempre legato all’insolvenza della TARSU per l’anno corrente e per i cinque precedenti (in tema di tributi locali la prescrizione è quinquennale), così da indebolire psicologicamente l’interlocutore; poi passava al piano d’azione vero e proprio, prospettando l’annullamento del cospicuo gravame, la riduzione della superficie imponibile per il futuro, talvolta anche la variazione d’uso, a fronte del pagamento di una tangente che, quasi sempre, risultava essere il 50% del totale del debito maturato dal contribuente.

I vantaggi, per chi avesse aderito al piano delittuoso, avrebbero riguardato quindi, passato, presente ed avrebbero prodotto benefici permanenti anche in futuro. Se il contribuente, ad esempio, avesse dovuto versare al comune di Palermo la cifra di 30.000 euro, il sodalizio avrebbe assicurato la “bonifica” del pregresso e la variazione della superficie imponibile per gli anni successivi, a fronte di un contributo di 15.000 euro. La cifra dovuta, ulteriore servizio fornito al cliente, avrebbe potuto esser dilazionata comodamente in più rate, generalmente la metà a lavoro fatto ed il resto ulteriormente rateizzato ad ogni fine mese.  

Le indagini ed il Comune di Palermo hanno accertato che sui casi fin’ora presi in esame, il danno stimato per le casse dell’Amministrazione locale è di diverse centinaia di migliaia di euro. E’ chiaro che la predisposizione di un così articolato piano non poteva prescindere dalla collaborazione di altri impiegati infedeli che, ognuno secondo le specifiche competenze, consentissero di consegnare al contribuente corruttore il “prodotto finito”, inteso come la formale iscrizione al ruolo che assicurasse una nuova e vergine identità fiscale. In tale contesto, fondamentale si è rilevato l’operato di  due tecnici ed un operatore di sportello.

I due tecnici, Borsellino e Tantillo, si occupavano di alterare materialmente i dati degli immobili dei contribuenti, quasi sempre superficie imponibile e destinazione d’uso, e lo facevano attraverso finte relazioni ratificate dal falso timbro di un geometra, per altro esistente, ma ignaro ed estraneo ai fatti.

Per dar conto delle vaste proporzioni del fenomeno criminale, le indagini degli agenti hanno accertato come Tantillo e Borsellino operassero all’interno di un immobile in via Pitrè, preso in affitto ed adibito ad ufficio ed archivio parallelo di pratiche di decine di contribuenti, aggiustate e manipolate. Le attività tecniche della polizia hanno accertato come ai due tecnici fosse demandato anche il compito dell’esazione della “bustarella”; in tal senso numerosi contatti (generalmente alla fine di ogni mese) sono stati registrati con i titolari di ditte, le cui pratiche Tarsu sono fatalmente risultate alterate.

Terminale della banda, ma solo perché ultima ad entrare in scena, la Ardizzone, operatore di sportello, cui spettava il decisivo compito di accedere agli archivi informatici e registrare con un “clic” le variazioni, in precedenza pensate, offerte e realizzate, sulla carta, dai complici.

Le registrazioni ambientali della Squadra Mobile hanno annotato vari passaggi di ogni singola attività corruttiva e diversi episodi di corruzione, il cui punto di partenza, era l’approccio del contribuente debitore all’interno degli uffici comunali. Era in questa sede che l’attività “istituzionale” sembrava essere strumentale, da parte degli odierni indagati, unicamente al perseguimento dello scopo criminale, che si sarebbe estrinsecato, con disinvoltura e sfrontatezza, di lì a breve, quando corrotti e corruttori avrebbero suggellato il patto scellerato.

Emblematici e sintomatici della spregiudicatezza dei sodali, alcuni passaggi delle intercettazioni, come quelli in cui l’Ardizzone e Tantillo, in pieno dicembre, ragionano sulla necessità di inserire a sistema il maggior numero possibile di pratiche, così da introitare illecitamente compensi che serviranno a trascorrere un buon Natale; o come quello in cui Pagano, ad un contribuente-avvocato, cui aveva prospettato di entrare a far parte dell’illecito sistema, riferisce, testualmente, che, in caso di assenso, avrebbe potuto tranquillamente smettere per un anno di esercitare la professione avvocatizia.

I nomi degli arrestati:

  • Cesare Pagano, funzionario dell'ufficio Tributi (in carcere)
  • Antonino Borsellino, dipendente comunale (in carcere)
  • Gaspare Tantillo, dipendente comunale (in carcere)
  • Ida Ardizzone, dipendente comunale (in carcere)
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  • Salvatore Barone, titolare del ristorante "I tre porcellini" (agli arresti domiciliari)
  • Vittorio Ferdico, gestore di due supermercati (arresti domiciliari)
  • Ugo Sottile, medico (arresti domiciliari)
  • Giuseppe Vassallo, titolare del pub Eden Rock (arresti domiciliari)
  • Antonino Clementi, commercialista che lavorava per conto delle suore dell’Istituto Villa Nave (domiciliari)
  • Giuseppe Carnesi, titolare di un'autorimessa (arresti domiciliari),
  • Antonino Vernengo, titolare della "Expo truck veicoli industriali" (arresti domiciliari)
  • Luigi Vernengo, titolare della "Expo truck veicoli industriali" (arresti domiciliari)
  • Luigi Lo Verso, titolare della ditta Cem (arresti domiciliari)
  • Maria Elmo, titolare di una carrozzeria (arresti domiciliari)

La Redazione

© Riproduzione riservata

Tags: palermo - polizia di stato - arresti - dipendenti - pubblico - corruzione - falso - tares - tarsu - contribuente - daniela varone - leonardo agueci - bernardo petralia - angela gerardi -

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