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09/05/2015 Palermo

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Palermo, il covo del Padrino diventa caserma dei Carabinieri

Palermo, il covo del Padrino diventa caserma dei Carabinieri Stampa

Inaugurata oggi davanti le più alte cariche dell'Arma. L'associazione monrealese Festina Lente dona due opere del maestro Madè

E' diventata un simbolo della lotta alla mafia la villa covo del boss Totò Riina nell’ultimo periodo di latitanza, terminata il 15 gennaio 1993 con l’arresto da parte dei militari dell’Arma. Situata all’interno del complesso residenziale di Via Bernini, confiscato alla mafia nel 2007, vi è stata inaugurata e intitolata questa mattina, la nuova Stazione Carabinieri di Palermo – Uditore.

La stazione è intitolata al maresciallo Mario Trapassi e all'appuntato Salvatore Bartolotta, medaglie d'oro al valor civile, assassinati da Cosa Nostra nella strage di via Pipitone Federico del 29 luglio 1983, in cui perse la vita il consigliere istruttore Rocco Chinnici.

Alla cerimonia hanno partecipato: il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Tullio Del Sette; il ministro dell'Interno Angelino Alfano; i comandanti regionali e provinciali dell'Arma Giuseppe Governale e Giuseppe De Riggi; il Presidente della Regione Siciliana Onorevole Rosario Crocetta e il Sindaco del Comune di Palermo Leoluca Orlando, che ha donato la Bandiera Nazionale al Comandante della Stazione Luogotenente Ciro Musto; il direttore dell'agenzia dei beni confiscati Umberto Postiglione; il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato; il procuratore e il presidente del tribunale di Palermo Francesco Lo Voi e Salvatore di Vitale; il presidente Della Corte d'appello Gioacchino Natoli; il questore Guido Longo; il prefetto Francesca Cannizzo.

"Oggi celebriamo una vittoria dello Stato sulla mafia. Qui si nascondeva il boss Totò Riina e ora stiamo inaugurando una caserma dei carabinieri. Lo Stato non poteva dare un segnale di vicinanza migliore e più significativo ai cittadini e ai familiari di tutti coloro che hanno preso la vita nella lotta alla mafia. Grazie ai carabinieri che si impegnano ogni giorno per la battaglia della legalità e grazie ai magistrati, a tutte le forze dell'ordine e a coloro che hanno sacrificato la propria vita in difesa dello Stato". Ha detto il sindaco Leoluca Orlando. “Questa inaugurazione – sottolinea il sindaco - avviene proprio nel giorno in cui ricordiamo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro e l'assassinio di Peppino Impastato uccisi da disegni criminali e dal terrorismo politico-mafioso. Se oggi la mafia non governa più Palermo lo dobbiamo anche e, soprattutto, al sacrificio di tutti coloro che abbiamo ricordato in questa circostanza. La mafia esiste ancora ma ha cambiato volto perché si è “camorrizzata”. Proprio ieri il prefetto Postiglione ci ha consegnato un bene sottratto a Cosa Nostra, adiacente a questa villa dove si rifugiava Riina, in cui oggi vediamo nascere un presidio di legalità, bene che noi destineremo ad una funzionalità di casa comune, dove diverse associazioni potranno incontrarsi e riunirsi".

"La lotta alla mafia - ha dichiarato Del Sette - è una priorità assoluta, c'è un impegno costante dell'Arma per l'affermazione della legalità" "Quello di oggi - ha continuato il Generale - è un importante successo dello Stato, un prezioso tassello che vede la supremazia della legalità" e ha voluto citare molte delle vittime della mafia, dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, al consigliere istruttore Rocco Chinnici, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e i numerosi agenti di scorta morti "mentre compivano il proprio dovere". Parlando della caserma l'ha definito "un presidio di garanzia di un'area urbana connotata da dinamiche sociali particolari".

"Oggi - ha esordito il Ministro Alfano - è un giorno bellissimo perchè lo Stato vince e la mafia perde. Mi rivolgo agli alunni presenti. Quando avevo la vostra età uccisero il generale Dalla Chiesa. In classe ci dissero che senza noi bambini non avremmo sconfitto la mafia. Oggi questo è possibile perchè ci sono stati tanti passi avanti grazie alle leggi".  "I mafiosi sono ladri di parole - ha aggiunto - Hanno rubato la parola onore, ma che onore è uccidere? Hanno rubato la parola famiglia, ma che famiglia è quella in cui non c'è amore? Hanno rubato la parola rispetto, ma che rispetto c'è in chi umilia un commerciante per chiedergli il pizzo? Recuperate e non dimenticate l'uso di queste parole".

"Noi - ha detto Alfano - siamo più forti della mafia e anche oggi lo stiamo dimostrando. Abbiamo fatto buone leggi contro cosa nostra. Abbiamo approvato delle leggi che fanno stare in carcere i boss. E' come se sfogliassimo un album di figurine ma al posto dei calciatori ci sono i mafiosi arrestati. Noi siamo più forti della mafia. Abbiamo sequestrato e confiscato molti beni a cosa nostra e li stiamo dando alle forze dell'ordine, alle associazioni per combattere la mafia".

Presente anche l'Associazione Culturale monrealese Festina Lente che, ha donato due riproduzioni firmate "Pippo Madè" e che sono state collocate nella sala d'aspetto, della nuova caserma.

Al termine dell'intervento di Angelino Alfano, l'arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, ha benedetto la caserma. Poi l'inno nazionale ha accompagnato l'alzabandiera e l'intitolazione, avvenuta con lo svelamento della lapide commemorativa per ricordare i carabinieri Trapassi e Bartolotta.

Vincenzo Ganci

© Riproduzione riservata

Tags: palermo - carabinieri - mafia - confisca - boss - totò riina - stazione - via bernini - ministro - algelino alfano -

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