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14/11/2014 Monreale

Le Inchieste

Monreale, record negativo per la raccolta delle olive: - 70% e prezzi dell'olio alle stelle

Monreale, record negativo per la raccolta delle olive: - 70% e prezzi dell'olio alle stelle Stampa

LE NOSTRE INCHIESTE - Frantoi chiusi, pericolo contaminazione con la presenza di olive della Grecia e della Tunisia per abbassare il prezzo

Sono allarmanti i dati inerenti alla raccolta delle olive di quest’anno in tutto il bacino del Mediterraneo. Il rito annuale che per molti coltivatori, amatoriali o professionisti che essi siano, è sempre stato un momento di soddisfazione, sembra essere il risultato di delusioni e preoccupazioni.

A conferma, il prezzo proposto dai venditori, oggi si aggira oltre i 7 euro al litro, quando le scorse annate si è potuto “assaporare l’olio nuovo” anche per soli 4 euro al litro mantenendo viva la tradizione che per secoli ha caratterizzato tutto il Mediterraneo.

Pessimi risultati per la Puglia che registra un drastico calo. In Sicilia i dati peggiori provengono da tutte le provincie con maggior concentrazione nelle zone del sud dell’isola.

Altrettanto deludente la situazione nel comprensorio monrealese. A parte qualche irrilevante raccolto che non riesce a dar merito all’annata, i dati forniti direttamente dai frantoi forniscono un perfetto quadro della situazione locale.

“Almeno il 50% meno dello scorso anno – dice Tonino Ganci de "Il Vecchio Frantoio" di Monreale -. Un dato che si aggiunge al drastico calo fatto registrare lo scorso anno. Quindi, in totale, oltre il 70% in meno in due soli anni. Cercheremo di mantenere prezzi allineati al mercato".

A San Cipirello, in contrada Perciana, la famiglia Zito, titolare del frantoio Olearia Valle Jato, rinuncia all’apertura annuale del suo oleificio: “Per attivare un frantoio bisogna affrontare dei costi obbligatori - racconta Calogero Zito -, necessita l’acquisto delle prime olive per permettere il rodaggio alle macchine a cui si sommano le spese di gestione dell’impianto che siano oneri e manodopera, né tanto meno, possiamo farci carico di un prodotto dal prezzo così alto. Significherebbe non poterlo piazzare sul mercato. L’impianto, fortunatamente, è di nostra proprietà e tenerlo chiuso costerà alla nostra azienda meno che aprirlo per affrontare questa magra stagione”.

Identica situazione, forse peggiore nel partinicese dove Cristoforo Bacchi, titolare dell’omonimo oleificio "Fratelli Bacchi", ha risposto così alle nostre domande: “Rispetto alla scorsa raccolta, possiamo quantificare, con dati alla mano, un calo del 60/70% , risultati mai registrati prima d’ora”.

Al di là dell’alternarsi delle fasi produttive degli ulivi, secondo gli “addetti ai lavori”, la causa principale è da ricercare sicuramente nei cambiamenti climatici subiti negli ultimi periodi in tutta la zona del Mediterraneo, dove gli insoliti inverni, le estati similmente tropicali e le piogge abbondanti, riversate soprattutto nel mese di giugno, possono non aver favorito la corretta e totale impollinazione della pianta che, a fine del suo ciclo, non produrrà assolutamente la quantità di olive aspettata o che potenzialmente potrebbe produrre.

Secondo alcune indiscrezioni, addirittura alcuni oleifici delle zone maggiormente improduttive del sud dell’Isola, hanno provveduto all’acquisto di olive provenienti dalla Grecia e dalla Tunisia per poter riuscire ad abbassare il prezzo di vendita al pubblico rimanendo relativamente competitivi su un mercato devastato sia dagli eventi che dalla crisi.

Il risultato di questi fattori determinano inizialmente un drastico aumento del prezzo sul mercato dato proprio dalla scarsa quantità dell’offerta, di conseguenza anche la domanda resterà bassa, indirizzando i consumatori su prodotti alternativi e più economici, mandando in stallo un mercato che fino a qualche anno fa, oltre alla soddisfazione personale, faceva registrare utili non indifferenti.

Solo nel 2006 la fetta di mercato dell’olio d’oliva italiano, registrata dall’ Istat, sfiorava i 3,8 milioni di euro pesando lo 0.021% sul prodotto interno lordo. Verranno per tempo registrati i dati di quest’anno, dove le prerogative non annunciano alcuna crescita del prodotto a discapito sia dei produttori che dei consumatori che dovranno probabilmente rinunciare all’olio d’oliva nostrano.

Simone Marchese

© Riproduzione riservata

Tags: raccolta - olive - prezzo - olio - vecchio frantoio - olearia - jato - pioggia - caldo - freddo - ulivi - monrelae - partinico - san cipirello

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