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16/12/2015 Palermo

Palermo

Mafia, una donna a capo del mandamento di Porta Nuova: 38 i fermi

Mafia, una donna a capo del mandamento di Porta Nuova: 38 i fermi Stampa

Operazione dei Carabinieri 

A Palermo, Roma, Milano e Napoli, i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo ha eseguito 38 fermi emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti appartenenti, in qualità di capi o gregari, ai mandamenti mafiosi di Palermo Porta-Nuova e Bagheria, in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, illecita detenzione di armi e munizioni e turbativa d’asta.

Le indagini documentano gli assetti e le dinamiche criminali del mandamento mafioso di Palermo Porta-Nuova all’indomani dell’Operazione Iago (aprile 2014) e del mandamento di Bagheria dopo le Operazioni Reset (giugno 2014) e Reset 2 (novembre 2015), evidenziando il ruolo di centralità ricoperto dal reggente del sodalizio di Porta Nuova nella gestione strategica dell’intera Cosa Nostra palermitana e pertanto qualificato dagli stessi sodali come “un capo mandamento di alto livello”. In tale quadro si inseriscono i ripetuti interventi di quell’elemento di vertice sia nella soluzione di controversie interne ad altri sodalizi (Misilmeri-Belmonte Mezzagno), così influendo sui conseguenti riassetti organizzativi, sia nella agevolazione della riscossione di crediti per  milioni di euro vantati da un imprenditore vicino a Cosa Nostra anche nei confronti di aziende operanti fuori dalla provincia di Palermo.

Le attività hanno consentito di evidenziare il ruolo ricoperto dalla moglie di un autorevole boss del mandamento mafioso di Palermo Porta-Nuova, rea di aver diretto ogni attività criminale dell’associazione mafiosa secondo le direttive impartite dal marito detenuto, in particolare nel settore del traffico degli stupefacenti, nonché gestendo la cassa della consorteria (“…questa mattina ho visto il conto… cioè mi sono rimasti quindicimila euro…”). La donna, immedesimandosi nella condizione delle mogli dei detenuti, rivolgeva particolare attenzione al sostentamento delle loro famiglie (“…appena le porta... io glieli faccio avere... dille così") e un sodale libero, consapevole di quanto la cosa stesse a cuore, affermava che sarebbe stato disposto a farlo anche di tasca propria (glieli stavo dando io... di tasca mia...”).

Dalle investigazioni è emerso in maniera chiara che l’attività estorsiva, strumento attraverso il quale l’organizzazione esercita il controllo sul territorio, continui a  essere una forma di sostentamento primario per il sodalizio mafioso. Sono state ricostruite 27 vicende estorsive (18  consumate e 9 tentate) ai danni di commercianti e imprenditori operanti soprattutto nel settore dell’edilizia, costretti al versamento a Cosa Nostra di somme di denaro pari al 3% del valore dell’appalto.

E’ stato documentato che anche il settore degli stupefacenti riveste per Cosa Nostra un’importanza fondamentale, imprescindibile nelle dinamiche criminali e, al contempo, fonte di accese e continue tensioni tra gli stessi sodali. Analogamente a quanto si era verificato in passato (fino agli anni ‘90), il sodalizio mafioso aveva dato un forte e incisivo impulso a tale attività illecita poiché la stessa garantisce quegli introiti necessari per il sostentamento dei detenuti, per il pagamento degli “affiliati” e per gli ulteriori “investimenti” dell’organizzazione. La droga rappresentava il collettore degli interessi di tutte le famiglie mafiose oggetto di indagine e in essa venivano investiti i proventi delle altre “tipiche” attività delittuose (estorsioni, usura, ecc...) allo scopo di approvvigionare, dal mercato campano o direttamente da quello sudamericano, le piazze  di spaccio palermitane. Le indagine, condotte anche in territorio estero, hanno consentito il sequestro di 10 chili di cocaina.

Le investigazioni hanno consentito di evidenziare anche la capillare e asfissiante  influenza dell’organizzazione mafiosa sul tessuto economico non soltanto attraverso l’imposizione del pizzo, ma anche con la gestione di attività di impresa capaci di imporsi sul mercato attraverso l’eliminazione violenta della concorrenza, in totale violazione delle regole del libero mercato. Il settore ittico, che costituisce un’importante voce dell’economia palermitana, è risultato essere vittima di questo illecito e pervasivo sistema. Ne è derivata l’eliminazione dal mercato di aziende in concorrenza con le imprese di Cosa Nostra (“...gli dici che senza ordine di... non possiamo caricare nessuno nei nostri camion... gli dici che finisce la giornata e lo mandi a casa, altrimenti vengo e vi metto mani a tutti e due e vediamo se la dobbiamo finire... lo prendo e lo scanno qua...”) e la conseguente imposizione degli approvvigionamenti ai pescivendoli della città, costretti a rispettare anche le indicazioni relative all’ampiezza dei punti vendita. Sono state sequestrate alcune attività commerciali del settore ittico riconducibili a Cosa nostra.

Gli arrestati:

 

  • 1.              BERTOLINO Franco, nato a Palermo il 14/05/1961;
  • 2.              BRONTE Alessandro, nato a Palermo il 28/10/1985;
  • 3.              CALCAGNO Paolo, nato a Palermo l’11/11/1966, reggente del mandamento mafioso di Palermo “Porta Nuova”;
  • 4.              CATALANO Pietro, nato a Palermo il 29/08/1982;
  • 5.              CATALANO Tommaso, nato a Palermo il 15/12/1961;
  • 6.              CIRESI Girolamo, nato a Palermo il 02/08/1948;
  • 7.              COSTA Giuseppe nato a Palermo, il 18/04/1982;
  • 8.              D’AMICO Carmelo,  nato a Palermo il 24/07/1969;
  • 9.              DAVID Salvatore, nato a Palermo il 16/02/1974;
  • 10.          DESIO Francesco Paolo, nato a Palermo il 15/09/1957;
  • 11.          DI CARA Giuseppe, nato a Palermo il 14/04/1972, reggente della famiglia mafiosa di Palermo “Porta Nuova”;
  • 12.          DI GIOVANNI Giuseppe, nato Palermo 04/01/1980;
  • 13.          DI SALVO Pasquale, nato a Palermo il 23.04.1962;
  • 14.          DRAGO FERRANTE Salvatore, nato a Bagheria il 25/12/1964;
  • 15.          FRICANO Rosario, nato a Palermo l’08/08/1984:
  • 16.          GERACI Alfredo, nato a Palermo il 07/09/1979;
  • 17.          GIALLOMBARDO Giuseppe Antonio, nato a Palermo il 28/06/1976;
  • 18.          LA TORRE Nunzio, nato a Palermo il 26/09/1986;
  • 19.          LO IACONO Domenico, nato a Palermo il 17/11/1975;
  • 20.          LO IACONO Francesco Paolo, nato a Palermo il 25/09/1980;
  • 21.          LO VERSO Tommaso, nato a Palermo il 23/02/1978;
  • 22.          MARINO Teresa, nata a Palermo il 10/03/1977;
  • 23.          MARSALONE Rocco, nato a Palermo il 06/10/1950;
  • 24.           MILITELLO Andrea, nato a Palermo il 18/09/1974
  • 25.          MINARDI Pietro nato a Palermo il 09/11/1967;
  • 26.          MULE’ Salvatore, nato a Palermo il 23/11/1969, reggente della famiglia mafiosa di Palermo Centro;
  • 27.          PITARRESI Giampiero nato a Palermo, il 05/04/1975, reggente del mandamento mafioso di Villabate;
  • 28.          RUGGERI Giuseppe, nato a Palermo il 31/07/1976;
  • 29.          SALERNO Antonino nato a Palermo, il 29/03/1981
  • 30.          SCARDINA Salvatore, nato a Palermo il 5/12/1950;
  • 31.              SCURATO Ludovico, nato a Palermo il 8/03/1987;
  • 32.          SPASIANO Ciro, nato a Napoli il 27/04/1979;
  • 33.          TANTILLO Domenico, nato a Palermo il 08/03/1972, reggente della famiglia mafiosa di Palermo “Borgo Vecchio”;
  • 34.          TANTILLO Giuseppe, nato a Palermo il 08/03/1979;
  • 35.          TESTA Nicolò, nato a Bagheria (Pa) il 09/04/1962, reggente della famiglia mafiosa di Bagheria;
  • 36.           TINNIRELLO Gaetano, nato a Palermo, il 16/01/1946;
  • 37.           RESTIVO Massimiliano, nato a Termini Imerese (PA) il 06/07/1973;
  • 38.           VIRRUSO Antonino Giuseppe Maria, nato a Casteldaccia (PA) il 19/08/1955.

La Redazione

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