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10/12/2014 Castellammare

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Le "cose duci" di Castellammare tra i prodotti tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole

Le "cose duci" di Castellammare tra i prodotti tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole Stampa

Importante riconoscimento per i tipici dolci dell'Agro Ericino

Le “cosi duci” (tipici dolci di fichi natalizi) inserite nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani dal Ministero delle Politiche Agricole.

Il dolce denominato “cosi duci” o “cosi di ficu” dell’Agro Ericino compreso il Comune di Castellammare del Golfo è entrato a far parte dei prodotti alimentari tradizionali: si tratta di dolci natalizi prodotti un tempo esclusivamente in famiglia, dalle donne, che abilmente intarsiavano la pasta ripiena di fichi creando un dolce artisticamente cesellato e dal gusto articolato che spazia dai sapori dei fichi a quelli degli grumi.

Un dolce che rappresenta la cultura e tradizione castellammarese, tutt’oggi realizzato. Per questo l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicolò Coppola, rende noto che i dolci ripieni di fichi, con la denominazione “cosi di ficu, cosi duci”, sono stati adesso inseriti, nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, nella sezione dedicata alla Regione siciliana, al numero 128, nella tipologia “paste fresche e prodotti della panetteria della biscotteria, della pasticceria e della confetteria”.

«L'amministrazione, su iniziativa di alcuni privati che ringraziamo, ha seguito l’iter di certificazione del procedimento tipico di preparazione delle “cosi duci”, poi trasmesso al dipartimento di tutela dei prodotti tipici dell’assessorato regionale all’Agricoltura perché fossero inserite nell’elenco dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole –spiega il vicesindaco Gaspare Canzoneri-. Un dolce che intendiamo valorizzare, e già da questo Natale abbiamo inserito in programma numerosi momenti di promozione. Come evidenziato nella relazione di accompagnamento a cura del sociologo Nicolò Quagliata, la tradizionale lavorazione del dolce è di origine contadina legata alla produzione familiare, a cura delle donne che raccoglievano ed essiccavano al sole i fichi, preparavano il vino cotto ed i canditi ottenuti dagli agrumi, poi realizzavano il dolce durante il periodo natalizio. Una realizzazione laboriosa: intorno al tavolo di lavoro si riunivano più donne, della famiglia e del vicinato, e a turno completavano la lavorazione dei dolci per ciascuna famiglia; un momento di socializzazione e di festa. Oggi tempi e modalità sono diversi ma le “cosi duci” rimangono la tradizione di molte famiglie castellammaresi».

Nella richiesta di inserimento tra i dolci tradizionali sono stati forniti i dettagli e gli ingredienti della ricetta tradizionale e tipica: farina, strutto, fichi macinati, scorze di agrumi essiccati al sole o al forno e macinati (arance, limoni, mandarini), vino cotto… “L’impasto di farina lavorato nella madia e steso col mattarello veniva ridotto allo spessore di 2/3 millimetri. Oggi viene utilizzata la sfogliatrice. Le forme, realizzate attraverso l’intaglio del rotolo di pasta e fichi, riproducono palme, fiori, campane, uccelli, frutti, cesti, come nella porcellana, con ispirazione estemporanea secondo l’estro del momento stesso in cui la lavorazione si realizza, anche sotto gli umori e l’allegria circostanti”.

«L’inserimento nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani del dolce tipico dell’agro ericino (Erice, Valderice, Buseto Palizzolo, Custonaci, San Vito Lo Capo) compreso il Comune di Castellammare del Golfo con la denominazione dialettale “Cosi di Ficu”, “Cosi Duci”, come evidenziato da Nicolò Quagliata, nasce da una decisione precisa dei richiedenti di rispettare le denominazioni storiche dei due diversi ambiti territoriali –afferma il vicesindaco Gaspare Canzoneri- dove è presente questa tradizione dolciaria; quelli dell'agro ericino vengono indicati come “Cosi di ficu” e quelli di Castellammare del Golfo “Cosi duci”. Castellammare si colloca fuori dall'ambito dell'Agro Ericino, per ragioni storiche e geografiche, per questo si sono volute mantenere entrambe le denominazioni, non alterando le due tradizioni storiche e popolari».

La Redazione

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