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14/05/2013 Palermo

Sport

Giro di Sicilia, lo schianto di Faraco e La Motta

Giro di Sicilia, lo schianto di Faraco e La Motta Stampa

Il numero scritto in nero, una curva affrontata male. Ma si parla di un guasto. La morte di due storici piloti che non è mai stata chiarita

Per gentile concessione di dirittinegati.ue

Eccoci a Piazza Politeama, dove le auto, sono già schierate in attesa del via dell' undicesimo “Giro Automobilistico di Sicilia". La Motta fa un fugace spuntino al ristorante "Castelnuovo", dopo si avvia verso l'Alfa 1900 e viene avvicinato da un amico che gli dice “in bocca al lupo Stefano”. Lui risponde con strano sarcasmo e l'altro tira fuori una banconota, la strappa a metà e ribatte: “Dividiamocela, la ricongiungeremo domani, quando con Ciccio taglierete, da vincitori, il traguardo del Giro”. La Motta ringrazia e ripone nel taschino della camicia la banconota strappata. Una seconda strana coincidenza, colpisce l'Alfa Romeo 1900, alla quale era stato assegnato il numero "222" (il numero indicava l'orario di partenza 2,22). I verificatori avevano cercato più volte di dipingere il numero sulle portiere (allora la numerazione era affidata a veri pittori dal momento che non esistevano ancora gli adesivi), ma la vernice bianca a base di anilina, non aveva presa sulla carrozzeria e scivolava. La Motta spazientito gridò: “Tra poco si parte, non si può continuare a perder tempo, dipingete di nero questi numeri”. L’Alfa Romeo 1900, fu l'unica vettura presente in gara a partire con i numeri di color nero, uno strano presagio luttuoso. Eseguite le operazioni di punzonatura, Ciccio Faraco prese il volante dell'auto, la accese e scaldò il motore, si avviò quindi sulla linea di partenza, dove ricevette le raccomandazioni della giovane Baronessa La Motta, poi cedette il volante a Stefano La Motta e si accomodò al suo fianco. Ben 7 le Alfa 1900 in gara, le più accreditate, oltre a quella di La Motta - Faraco, quella di Raimondo Lanza di Trabia e quella del temibile Felice Bonetto. Stefano La Motta guidò con grinta sino a Siracusa, dove al "controllo orario" apprese di essere in testa alla gara, seguito da Felice Bonetto, in grande recupero. Il Barone aumentava così l'andatura, ma, all'ingresso di Priolo Gargallo, la tragedia: la bianca Alfa Romeo 1900, con il numero di gara "222", si accinge ad imboccare la curva di Via Castel Lentini. Ciccio Faraco intuisce il pericolo e sembra voler strappare il volante dalle mani di La Motta, ma non c'è nulla da fare, la vettura va a schiantarsi sul muro della casa di proprietà della famiglia Mazzotta. Sono loro, così come mi hanno personalmente raccontato anni addietro, con l'aiuto di altri concittadini e del Comandante della Stazione Carabinieri Maresciallo Blunda, ad estrarli dalle lamiere contorte. Erano le 10,15 dell’1 aprile 1951. Il signor Mazzotta, benchè avanti negli anni, è perfettamente lucido e così anche la moglie. Non sanno comunque dare una spiegazione plausibile all'incidente: forse un improvviso malore di Stefano La Motta, oppure un improvviso guasto al cambio dell'Alfa che sembrò restare in quarta, o ancora, la causa è dar ricercare nel cosiddetto effetto "boccia" (le teste dei piloti che cozzano, dopo un sobbalzo della vettura su un dosso) del quale ha scritto Pino Fondi, nel suo "Il mitico Giro di Sicilia" - Giorgio Nada Editore. La verità non la seppe la famiglia La Motta e così la famiglia Farmaco. E non la so nemmeno io che di Ciccio sono nipote, un nipote che non ha potuto conosecerlo, essendo nato otto anni dopo la sua morte. La Casa milanese fece frettolosamente sparire l'auto. Ho provato a scrivere al "Reparto Corse" dell'Alfa Romeo, ma non ho mai ricevuto alcuna risposta. Le salme di La Motta - Faraco, vengono quindi portate in vero "corteo funebre", da Priolo sino a Palermo, ed esposte nella sede della Csas (Comitato Sportivo Automobilistico Siciliano) di via Emerico Amari, nei locali laterali attigui al Teatro Politeama. Il sindaco Guido Avolio, decreta il "lutto cittadino" ed il presidente della Regione Giuseppe Alessi, si precipita a render omaggio ai due piloti, promettendo di prendersi cura dei figli di Faraco, garantendogli lo studio. Una interminabile e commossa folla li porta a spalle per le vie principali di Palermo. Per ricordare degnamente la memoria di mio nonno, Francesco Faraco, ma anche di Stefano La Motta Barone di Felicino e Monserrato, ho lottato strenuamente contro il Comune di Priolo Gargallo, reo di aver dismesso la lapide collocata sul luogo dell'incidente, all'indomani dello stesso. Infatti, nel 1972, la casa della famiglia Mazzotta, venne profondamente ristrutturata e la lapide consegnata al Comune che ne avrebbe dovuto curare la ricollocazione, cosa che non fece più. Nel 1989 venni a conoscenza di questo incredibile fatto e cominciai la mia battaglia, coadiuvato dalle testate "Rombo" e "Ruotecalssiche", oltre che dal "Corriere dello Sport" e dal "Giornale di Sicilia". Sino a quando,  l’1 ottobre del 1995, il sindaco Girolamo Radino e la sua Giunta, posero fine alla querelle, ricollocando una lapide sul luogo esatto dell'incidente. Nel mio immaginario, Stefano La Motta e Francesco Faraco, sono ancora in gara, inseguono a bordo della bianca Alfa Romeo 1900 numero "222", la vittoria di un infinito ed indimenticabile "Giro Automobilistico di Sicilia".

Nella foto dell’archivio Lo Cicero, i funerali di Stefano La Motta e Francesco Faraco a Palermo

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Rosario Lo Cicero

© Riproduzione riservata

Tags: palermo - giro di sicilia - faraco - la motta - morte - piloti

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